La Maratona … questa sconosciuta
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E’ novembre, tempo di Black Friday, negli Stati Uniti d’America è il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day) che si celebra il quarto giovedì di novembre, qui da noi è il periodo più esteso in cui le donne fanno acquisti pazzi ed io, non sono stata da meno: in un attimo di follia, senza pensarci poi troppo, mi sono iscritta alla Maratona di Roma, per una come me che non aveva la minima intenzione di superare i 21km è stata veramente una botta da matti!!!
La maratona parte effettivamente dal momento che hai effettuato il bonifico per il pagamento dell’iscrizione, ti entra in testa da subito, mille pensieri, mille preoccupazioni ti assalgono fino alla conclusione della gara più bella e meravigliosa che abbia corso, ma io ancora non lo sapevo.
Tutta euforica ed un po’ ancora frastornata ne parlo con Francesco, un mio compagno di squadra più esperto che ha già partecipato e concluso altre Maratone, al quale chiedo un aiuto su come preparare una gara così importante, lunga e soprattutto per me nuovissima: lui onorato e contento della richiesta si è immediatamente attivato, sia sul piano psicologico che atletico inviandomi ogni settimana un programma di allenamenti personalizzato in base ai miei turni ed ai miei impegni familiari ed aggiornandolo in accordo con i tempi che via via eseguivo, velocizzandoli sempre un pochino di più, sempre in maniera equilibrata … il suo supporto è stato fondamentale, anche quando sbagliavo ha sempre speso una parola buona per non farmi crollare.
Non sto a sottolineare tutte le difficoltà che si sono presentate durante la preparazione ma sono state veramente tante, sicuramente più che sufficienti per dovermi indurre a desistere dal raggiungere l’obbiettivo finale ma … io sono andata oltre gli ostacoli: le alzatacce, specie nel periodo invernale col freddo e qualche volta con la pioggia facevano parte di questo gioco, ma mi pesavano le assenze dai miei ragazzi, aumentavano i miei sensi di colpa: già a causa del lavoro da infermiera purtroppo sono poco presente in famiglia, se poi aggiungo il tempo per gli allenamenti … è un bel casino!!!
Però quello che conta alla fine è la qualità del tempo che dai quando ci sei ed anche qui, modestamente, ritengo di essere stata brava … ho parlato con i ragazzi della mia follia e loro subito ne sono rimasti compiaciuti, erano orgogliosi di me, di quello che facevo … così le mancanze, fortunatamente per me, sono diventate un peso minore.
I lunghi, i benedetti lunghi, li ho eseguiti quasi sempre in compagnia di Francesco, il ricordo peggiore è stato l’ultimo di 36 chilometri: quando arrivai al 30° vidi la morte, mi apparve s.Pietro con le chiavi del Paradiso che mi chiamava, ma il mio coach non mi ha lasciato un attimo, mi ha spronato, elogiato e supportato fino alla fine … la mia maratona è merito suo.
Qualche giorno prima dell’evento ricevo una email dagli Organizzatori della manifestazione con la lettera di conferma, mi hanno assegnato il pettorale F4365 afferente alla griglia di partenza A, quella immediatamente successiva a quella riservata agli atleti Elite, proprio a me, e perché a me?, continuo a pensare che sicuramente c’è stato un errore ma poi rifletto, se il destino ha voluto questo, vorrà dire che partirò orgogliosamente da quella stessa griglia che mi è stata assegnata.
Il sabato prima della Maratona, Massimo, il Presidente della mia Società con altri compagni di squadra, mi passano a prendere per andare tutti insieme all’Expo Village a ritirare i nostri pettorali; per loro è una festa, per me, preoccupata com’ero … un po’ meno, al desk la signora addetta alla consegna dei pettorali mi chiede il documento e mi domanda “Prima Maratona?”, alla mia affermazione tutti insieme tirano fuori le campanelle e iniziano uno scampanellio di augurio, con abbracci e complimenti da parte di tutti, erano più emozionati loro di me, io tutta questa emozione non ce l’avevo, la mia faccia era quella di chi stava per entrare in Purgatorio: la settimana precedente era stata una settimana nera, di lutto, avevo una paura terribile, il ricordo del lungo mi terrorizzava, immaginavo di non farcela, il solo pensiero di quel dolore alle gambe mi faceva star male.
Ma eccoci al giorno della gara: ripenso al tempo dedicato alla preparazione, agli allenamenti massacranti, alle agitazioni, alle preoccupazioni ma nonostante tutto mi compiaccio con me stessa, mi sono comportata bene, determinata a raggiungere il mio obbiettivo: costanza negli allenamenti, potenziamento muscolare in palestra, testato/trovato il gel più adatto a me, niente alcolici nei 10 giorni precedenti, alimentazione con scarico e carico dei carboidrati fatta alla perfezione, colazione pre-gara come da scheda alimentare.
Alle 5:45 come d’accordo, Francesco e Pietro, i miei cavalieri, mi passano a prendere a casa, insieme ci dirigiamo alla Metro ed arriviamo al Circo Massimo, ci separiamo, è il momento dei saluti, il momento peggiore … da quel momento in poi dovevo farcela da sola: ultima foto, ultimo abbraccio, gli occhi pieni di lacrime, mi giro e mi incammino verso la mia griglia, quella dei Top Runners … con lo sguardo cercavo di catturare gli occhi degli altri, un sorriso, un supporto ma, tutti erano presi da loro stessi, immersi nei loro pensieri, alcuni in compagnia, altri soli ma nessuno si collegava al mio sguardo, mi sentivo sola, sola in mezzo a tanta gente, sola in mezzo ai Top.
Un altro pensiero mi tormentava prima della partenza, avevo incaricato Giulia, mia figlia maggiore, di prendere Siria che stava ad un ritiro dal sabato e insieme a Leandro di raggiungermi al traguardo per le 12:30, l’orario salvo imprevisti in cui avrei dovuto terminare la prova: in quel momento il mio pensiero più grande, da mamma, era … chissà se riusciranno a fare tutto da soli e raggiungermi.
Ore 8:00 l’inno di Mameli, l’emozione in griglia sale, tutti cantiamo a squarciagola; ore 8:21 il mio Garmin si attiva, inizia il mio viaggio alla conquista di Roma, una scarica di adrenalina si associa allo sparo dello starter, i coriandoli tricolori, la musica della banda … parto.
Poco distante da me riconosco Ana, una compagna di squadra con cui condivido i primi 2km, lei non era al massimo della sua forma fisica e mi ha esortato a proseguire da sola, mi sentivo bene, ho iniziato a distaccarla.
Poco dopo sento urlare il mio nome sulla mia destra, sono le due Angele della mia Società “Tittiiii, forza, forza, sei bravissima”, la tensione aumenta, i km scorrono velocemente, attendevo più o meno il momento della fatica e facevo tesoretto dei minuti di anticipo accumulati sulla tabella di marcia, da brava scrupolosa esordiente in maratona mi sono idratata a tutti i ristori, non ne ho saltato uno, mi fermavo, un bicchiere di acqua, prendevo una bottiglia e ripartivo, organizzazione super, ristori impeccabili.
Verso il 9°km riconosco la mia amica Federica, partita prima di me, è insieme ad altri runners dell’Associazione Inix, accompagnano le persone meno fortunate di noi sedute sulle sedie a rotelle, la chiamo, lei riconosce la mia voce, ci guardiamo e subito un nodo alla gola si fa sentire, gli occhi si riempiono di lacrime, le tiro un bacio e continuiamo a guardarci per un po’, correvo girandomi per trovare il suo sguardo fino a che ho potuto, lei sa bene il significato di questa mia scelta, mi ha supportato per l’intera settimana, il nostro legame va oltre la corsa.
Faccio un respiro profondo, mando giù il nodo in gola e vado avanti, il mio obbiettivo rimane quello di arrivare al traguardo, anche se mi sentivo in forma, prendo comunque il primo gel, avevo paura di crollare, il ricordo del lungo di 36 chilometri mi terrorizzava.
20°km, sono allo snodo della seconda staffetta, incontro Katy anche lei lì, è con l’Associazione SOD, accompagna una ragazza con la joelette, la carrozzina monoruota per disabili, per farle vivere l’atmosfera festosa di un giorno diverso dal suo “normale”, lei più emozionata di me nel vedermi non riusciva a prendere il telefono per farmi un video o una foto ma lanciava baci e mi incitava … anche lì ho dovuto combattere con il nodo alla gola e le lacrime, altro sospirone e … vado avanti decisa.
Poco dopo oltrepasso l’arco di metà gara, la fatica aumenta, incontro Monica che grida a gran voce il mio nome, io super concentrata, correndo, a mia volta le urlo ” chiama mia figlia, vedi se si è svegliata”: il mio più grande timore, come già scritto, era quello di non trovare i miei figli al traguardo e mentre lei continuava a gridare forte “vai amore, stai andando alla grande” di nuovo il nodo alla gola venne a farmi compagnia per qualche altro chilometro.
Tra il 27° ed il 30°km, nella zona del Foro Italico, arriva la pioggia insieme ad un venticello trasversale, la temperatura si abbassa, ma anche lì, molto inaspettatamente, il mio ritmo ha continuato ad essere costante, né un minuto in più né uno in meno, sembra tutto surreale, la sensazione continuava ad essere quella di una tranquilla corsetta domenicale.
31°km, mi aspetta un altro obbiettivo da raggiungere: c’è il Presidente in attesa di partire per la 4a frazione della Run4Rome, la staffetta solidale, con cui sono d’accordo che mi avrebbe accompagnato fino al traguardo…. purtroppo però i nostri tempi non sono coincisi e a denti stretti ho dovuto proseguire la mia gara, non curandomi di quello che succedeva intorno a me, né di chi mi era affianco né tantomeno delle strade che attraversavo, dei luoghi che incontravo.
Più o meno al 41°km, quando la fatica ormai era più che rilevante, incontro Francesco e Pietro che mi stavano aspettando e con loro proseguo senza soste il mio cammino fino all’arrivo, è finita, ce l’ho fatta.
E’ il momento della medaglia, è difficile spiegare l’emozione che si prova: lacrime, brividi, gli abbracci di Giulia, non esistono parole che possano descrivere pienamente la quantità di sensazioni che si percepiscono in quei momenti, attorno a me ritrovo le mie amiche Loredana, Valentina e Monica che erano lì ad attendermi, le emozioni, le lacrime, la gioia non ha fine, è troppo bello!!!
Questa mia Vittoria, sì, Vittoria, perché di Vittoria si tratta, è frutto della testa dura che mi ritrovo, è la Vittoria di chi crede in me, di chi mi ha seguito nella preparazione, della felicità dei miei figli che mi hanno aspettato al traguardo urlando “Mamma sei fortissima”, della mia Società, l’Italiana Running, sempre presente a sostenere ognuno di noi, è la Vittoria di coloro che, da lassù, mi sono stati vicini ma soprattutto è la Vittoria contro chi fino ad oggi mi ha giudicato sbagliata solo perché corro.
(Tiziana Sciannameo)
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